Non so quanti di voi conoscono la mia passione per i manga (i fumetti giapponesi che no, non sono tutti porno). Forse l'avrete intuita, forse no. Resta il fatto che li leggo da un bel pò di anni, preferendoli agli anime (i cartoni animati ) più che altro perché trovo sempre il tempo di leggere mentre di rado ho quello per guardare un DVD/Avi sul pc.
Comunque, parlavo ieri con una cara amica, grande fan della serie Slam Dunk, di Takehiko Inoue. E' una serie che racconta le vicissitudini di una squadra scolastica di basket e della sua scalata verso le nazionali: bella, io ho il manga. Tra una chiacchiera e l'altra lei mi fa: "Ma lo sai che pure in Giappone mettono i lucchetti e buttano le chiavi nel vuoto? Come dice Moccia..."
Momento di stupore, più che altro perché Slam Dunk non è una serie nuova. Come diceva qualcuno, Il Dubbio Sorge Spontaneo. Possibile mai che Moccia abbia attinto da un'abitudine giapponese? La mia amica mi passa i dettagli: la scena incriminata è presente nel primo OAV della serie, così me lo sono procurata e ho fatto qualche screenshot che vi posto:
Se invece avete tempo e voglia, trovate il video qui. Fatelo caricare tutto perché sono gli ultimi 2 minuti.
Come vedete, sopra vi ho lasciato i sottotitoli (fatti dai fansubbers AE Genesis), a dimostrare che anche qui il lucchetto lega due innamorati. E come si può vedere, ce ne sono molti attaccati alla rete.
Ora, Moccia ha scritto il suo libro nel 1992 e lo stesso ha girato come fotocopia tra i ragazzi fino a che la Feltrinelli l'ha pubblicato nel 2004. Questo OVA, invece, è del 1994 anche se la serie Slam Dunk (il manga) è del 1990. Visto che ho seri dubbi che le fotocopie di Moccia siano arrivate fino in terra di Sol Levante, evidentemente in Giappone è un'usanza radicata. Ho scritto alla mia amica di Tokyo per chiederle qualche informazione in più, vi farò sapere la risposta.
Certo, è una coincidenza notevole, vero?
Sarà che l'Italia sta benissimo, sarà che c'abbiamo grossa crisi (io ancora non ho capito se nuotiamo nell'oro o siamo con le pezze al sedere), ma è già un pò che per ovvie restrizioni economiche vago per mercatini. A conti fatti sono economici, ravanando ci si trovano cose carucce, la verdura è di qualità buona e con un pò di sana pazienza si fanno pure dei buoni affari.
Mia madre, donna chic, li odia. Lei è donnino da negozio, io sono ravanatrice di mercatini. Magari dipende pure dal fatto che lei ha qualche soldo in più e io un conto in banca che se lo scopre la Cartasì mi depenna dai clienti e mi leva la carta con umiliazione e gogna sulla pubblica piazza (e magari pure inginocchiamento sui ceci).
Forse è l'aria che mi ha rovinata, o forse la mancanza cronica di un lavoro che non riesco a trovare, non so (e farei di tutto, ma, semplicemente, non mi assume mai nessuno. Ora spero in un nuovo negozio che apre nella mia zona, magari cerca commesse senza 300 anni di esperienza).
Sta di fatto che sono ormai esperta di ravanamento mercatizio e/o outlettico, fate voi. Se non fosse per questa anoressia vagante che infesta tv e moda peggio delle apparizioni dei politici, troverei pure più taglie adatte a me che ho passato la 42 da un pezzo.
L'altro giorno ho tirato fuori una deliziosa camicettina alla Oviesse (19.90 euri, ma diciamo che li vale tutti, essendo laminato-chic indossabile anche per serate informali), oggi mi sono persa nel mercato della verdura dietro casa mia e, sorpresa! Avevano allestito una specie di mini-mercatino del baratto e dell'antiquariato.
Ravano, ravano e ravano (mia mamma collezionista antica presente) e tiro fuori un robo nero e depresso. Un gancio per lacci di busto...quando tutto manca, roba di fine '800. Chiedo il prezzo al tizio della bancarella e mi tira fuori 8 euro. Lì per lì voglio pure mercanteggiare ma su 8 eurI non mi sembra il caso. Compro anche un ditale di porcellana, carino, 1 euro.
Torno a casa e laviamo il ciarpame. Sotto il nero dell'allacciabusti, esce metallo lucido, argentato. E non solo...escono i punzoni: luna crescente, corona, firma. Morale, è argento tedesco, metà ottocento, pure firmato. Mia madre ancora non ci crede, sta rivalutando il mio talento di ravanatrice, e vi assicuro che è una soddisfazione!
Il ditale di porcellana è firmato Ginori...magari vale poco, ma è tanto bellino! Giornatina piacevole, tutto sommato...se ora quel negozio volesse una commessa volenterosa...